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Le cave di Murisengo

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Monferrato sotterraneo, le opportunità offerte da una cava sostenibile.

Abbiamo visitato per i nostri lettori le cave di gesso attive a Murisengo. Le cave saranno presto aperte alle visite del pubblico secondo gli indirizzi più recenti nella gestione delle opere che, in qualche modo, incidono sul territorio. Ma qui si vuole realizzare un progetto denominato Cava sostenibile (di cui abbiamo riportato il logo), all’avanguardia in Italia, che prevede l’utilizzo dei vuoti lasciati dalle escavazioni per realizzare aree museali, mostre e attività di pubblico interesse.

La storia del Monferrato è stata da sempre caratterizzata dalle attività di estrazione non solo di gesso ma anche delle marne per produrre il cemento. Spesso, come testimoniano tanti paesi di cui abbiamo scritto in passato su G&d (Coniolo, Brusaschetto di Camino) causando disastri e la scomparsa di interi paesi. Fortunatamente i tempi cambiano, cambia la sensibilità ambientale, l’attenzione delle istituzioni, ed anche le tecnologie hanno fatto passi da gigante. Così quello che un tempo costituiva principalmente, e spesso esclusivamente, un impatto negativo oggi si può trasformare in una opportunità per il territorio.

Le Cave di Murisengo intendono proprio percorrere questa strada, per questo con Regione Piemonte, Provincia di Alessandria e Comune hanno realizzato un progetto per trasformare in museo i volumi creati durante gli scavi ed oggi non più utilizzati. E’ una proposta non solo innovativa, ma prima in campo nazionale in materia di cave, che presenta la possibilità di risolvere il problema del riutilizzo del sito di cava come opportunità per una nuova attività di pubblico interesse e con ricadute favorevoli rilevanti per le Comunità locali.

Ma quanto sono estesi e quanto grandi sono questi “vuoti”? L'accesso al sotterraneo avviene attraverso una rampa elicoidale a 5 livelli che a partire dall'imbocco principale "San Pietro" si snoda sino a raggiungere la profondità massima di 90 m dal piano campagna ove è attualmente impostato il livello più basso. Attraverso tale rampa avviene anche il trasporto del minerale estratto all'impianto di lavorazione posto in superficie. Le estrazioni di gesso avvengo di gallerie ortogonali alla rampa di accesso, intervallate da pilastri portanti coassiali sui diversi livelli, pertanto il risultato è un vuoto sotterraneo caratterizzato da camere parallele connesse snodate attorno a pilastri rocciosi a parete nuda. Sia le rampe che le camere presentano larghezza e altezza variabili intorno ai 7-8 metri ed una superficie complessiva di oltre 50.000 mq per piano.

Gli spazi sono ampi, asciutti serviti su lati opposti dalle vie di accesso e di evacuazione. L'area quindi è servita da tutti gli impianti, utili per una idonea gestione museale (impianto elettrico, illuminazione, impianto comunicazione, impianto gestione dati a fibra ottica) ed è prossima alla galleria d'aria che consente un continuo "lavaggio" dei volumi ipogei con un regolare flusso d'aria. L'arrivo in discesa costante della rampa, ad una zona piana coincidente con la quota d'imposta del livello, suggerisce al visitatore il senso di profondità raggiunta e gli spazi di manovra sono tali da consentire parcheggio di navette e mezzi di servizio.

Uno degli obiettivi principali del progetto Cava Sostenibile è appunto quello di dimostrare che con le attività minerarie è possibile attrarre turisti e/o fruitori; la singolarità dei luoghi con spazi maestosi mostrano un diverso Monferrato, sotterraneo, altrettanto bello di quello in superfice.

Questo è possibile grazie sia alle caratteristiche del materiale, il gesso, che alle tecniche estrattive applicate che non richiedono (diversamente dalle cave di marna) strutture di sostegno per evitare crolli.

Spazi quindi ideali per essere sfruttati per scopi museali, creativi, espositivi e ludodidattici che, a partire da un primo progetto di museo del gesso, può poi progressivamente estendersi ad altre zone del sotterraneo opportunamente attrezzati con altri tipi di attività pubbliche.

In prima battuta quindi, verranno strutturati negli spazi apposite aree espositive dedicate al minerale gesso, abbinate anche ad attività a cielo aperto, si potrà quindi usufruire anche ed aree libere, da allestire  ogni qualvolta occorre organizzare uno specifico evento (location), oltre ai percorsi pedonali lungo le rampe, con appositi spazi di sosta.
Mentre la prima area potrà garantire un afflusso turistico anche programmato con scuole ed associazioni, la seconda area potrà garantire un afflusso turistico in occasione di eventi temporanei specifici.
Spenderemo ora qualche parola per dare un cenno a come è fatto il nostro Monferrato.

Senza addentrarci ai complessi fenomeni che nei milioni di anni hanno portato alla formazione del gesso, gli addetti ai lavori ci spiegherebbero che il Gesso è una roccia sedimentaria di origine chimica, appartenente alla classe delle evaporiti, formata prevalentemente dall'omonimo minerale, sotto forma di solfato di calcio biidrato (CaSO4 · 2H2O), con piccole quantità di argilla. Tradotto: un tempo le nostre terre si trovavano sotto il mare come tutta la valle Padana, a seguito di trasformazioni del territorio che videro il sollevamento del fondale, fra i 60 milioni ed i 2,6 milioni di anni fa (quaternario), parti di questo mare restarono isolati formando specie di lagune d’acqua salata, dai quali l’acqua poco alla volta evaporò (evaporiti), così i sali quali anidrite, calcite e aragonite (origine chimica) in essa contenut i , si deposi tarono (sedimentazione) su fondo e costituirono il sottosuolo dove oggi si scava il gesso. Questi sedimenti, affiorano estesamente lungo la dorsale MurisengoVilladeati/Alfia o Natta (a Sud-Est della cava).

In realtà le vicende geologiche sono ben più complesse in quanto i continui sommovimenti avvenuti nei milioni di anni hanno deformato, rotto e mescolato gli strati di materiali formati o depositati. Dal punto di vista strutturale, il Monferrato infatti è caratterizzato dalla presenza di zone di deformazione a direzione nord-ovest/sud-est dovute a movimenti di compressione (cinematismo transpressivo) che in corrispondenza dei diversi sistemi di frattura (faglie) ha generato un rimescolamento degli originali strati di rocce. Oltre alla “Zona di deformazione di Rio Freddo”, che separa il Monferrato dalla Collina di Torino, una delle più importanti strutture del Monferrato è la citata zona di deformazione di Villadeati allungata in direzione nordovestsudest, individuabile tra Murisengo e Villadeati-Alfiano Natta. Pertant il gesso è costituito da grandi blocchi di qualche centinaio di metri immersi e mescolati ad altri depositi.

L’avvio della coltivazione di queste cave risale al 1986-87, il minerale di gesso che ha un colore grigiastro, solo con la cottura a 180° e la macinazione diventa bianco. Attualmente sono 11 le persone impiegate nella cava.

Ci concediamo quindi una suggestione immaginando che in futuro le cave vengano progettate e realizzate non solo e tanto in funzione della estrazione che, per quanto lunga sarà temporanea, ma in funzione del successivo perenne riutilizzo a scopi pubblici.

Immaginiamo un universo sotterraneo attrezzato anche con cantine, negozi, uffici e navette che da Murisengo arrivano magari fino a Villadeati o Alfiano Natta… sarebbe l’ottava meraviglia del mondo...