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Intervista al Sindaco di Coniolo

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Intervistiamo su questo numero novembrino di G&d un sindaco di “lungo corso” come si diceva un tempo, un personaggio con oltre 25 anni di amministrazione alle spalle e che ha avuto modo di collaborare per anni con un noto esponente politico come Riccardo Triglia di cui è stato vicesindaco per molti anni. Una lunga intervista che nella seconda parte si collega alle nostre analisi sul territorio scritte nello scorso numero di ottobre G&d, confortandole.
Ma prima di passare alla intervista proponiamo un gioco ai nostri lettori, faremo loro una domanda a cui ciascuno può immaginare di dare una risposta per veder poi che risposta ha saputo dare il sindaco Spinoglio. La domanda è: Se foste sindaco di un paese del Monferrato (notoriamente in crisi di natalità), con meno di 500 abitanti, senza un centro storico, senza una scuola, a due passi da una città come Casale che grazie a servizi e divertimenti esercita la sua “attrazione fatale”, riuscireste voi a far crescere il vostro comune? Pensateci e poi leggete e vedrete la risposta del sindaco.

Giovanni Spinoglio, Casalese, classe 1958 di professione Geometra. Sindaco da due legislature, ma prima vicesindaco; con il primo mandato è stato anche nominato Presidente del Consorzio di bacino per la raccolta Rifiuti e in questa veste ha proposto ai sindaci aderenti al Consorzio di cambiare le modalità di raccolta dei rifiuti, passando alla differenziata, cambiando così le abitudini ai 75.000 abitanti del Monferrato, cosa non certo facile ma che oggi, con oltre il 60% di differenziato sta producendo i suoi benefici effetti. Come sindaco, ci dice che questo sarà l’ultimo mandato che ormai sta volgendo al termine. Così l’intervista diventa l’occasione per una sorta di disamina delle tante cose fatte in questi anni. E di cose ne sono state fatte molte. “Si è cercato di valorizzare le peculiarità del territorio sia dal punto di vista culturale che sportivo” per cui tre anni fa il sindaco si è inventato la discesa sul Po in easy-rafting, ritenendo che il grande fiume non fosse sufficientemente valorizzato, “ed il suo panorama meritasse invece di esser particolarmente evidenziato anche ai tanti che non si rendevano conto di quello che avevano proprio sotto gli occhi”. “Ma è stato anche realizzato il Museo etnografico che sta avendo un buon successo con parecchie visite, è stato poi realizzato il centro sportivo polifunzionale”. Tutto questo evidenzia, grazie anche alla collaborazione dei colleghi amministratori. “A Coniolo, vivono oggi circa 460 abitanti, il suo territorio confina con quello di Casale Monferrato, sotto l’aspetto dei collegamenti è facilmente raggiungibile dalle varie autostrade la cui uscita dista a pochi chilometri dall’abitato. Territorialmente Coniolo è diviso in due parti sostanzialmente di uguale estensione, ma orograficamente diverse. Il Po infatti taglia in due il territorio lasciando in sponda destra la parte collinare dove sorge l’abitato e in sponda sinistra la pianura con una grande e importante zona industriale. Importante non solo per il comune ma punto di riferimento dell’intero territorio Monferrino.

Recentemente infatti una delle più grandi industrie che storicamente sono qui insediate e che fa capo alla famiglia Bonzano, da cui prende il nome l’azienda che opera nel campo del legno, ha fatto un investimento di circa 40 milioni di € per rinnovare completamente le sue linee di produzione, inventando sostanzialmente un pannello nuovo l’I-pan (Italian panel) per l’edilizia, la cantieristica, la nautica e per il settore del mobile. Con la sua produzione di 160.000 mc di pannelli annui, a pieno regime di produzione l’azienda arriverebbe ad assorbire il 75% dei pioppi prodotti in Piemonte; dimensioni e numeri veramente importanti”. Quindi anche sotto il profilo dell’occupazione il sindaco si dice orgoglioso di questa presenza che, come amministrazione, ha sempre cercato di agevolare favorendo lo sviluppo delle sue attività. “Ma Coniolo non è solo legno, accanto a questo settore si è sviluppata anche una industria delle meccanica di precisione rappresentata dalla SandenVendo Europe che è stata recentemente acquista dai Giapponesi, che produce una grande varietà di distributori automatici per bevande, snacks e gelati confezionati, oltre a sofisticati sistemi di vetrine a temperatura positiva, di diverse capienze e dimensioni”.

Tornando all’abitato Spinoglio racconta l’impegno della sua amministrazione che da 13 anni ha fatto il necessario “per curarlo moltissimo nel suo aspetto, nella sua accoglienza. Abbiamo immaginato che per poterlo rendere interessante per le famiglie giovani doveva avere delle attrattive e delle peculiarità. Si è quindi approfittato della manifestazione di Riso e Rose. Siamo stati fra le amministrazioni che hanno accolto e sviluppato con maggiore entusiasmo questo progetto che era stato portato avanti dal Consorzio MonDo su tutto il territorio, anzi crediamo col passare degli anni di esser diventati uno dei fiori all’occhiello della manifestazione.” E continua: “Iniziando dalle rose e dai fiori, non si è solo fatto una manifestazione che è diventata un momento importante nel week-end di maggio con centinaia di espositori di fiori, ma abbiamo indotto negli abitanti del paese l’idea che abbellire il proprio giardino con la cura dei fiori, poteva esser una cosa utile per rendere grazioso il comune dove si abita. Così negli ultimi anni abbiamo visto insediarsi sul nostro territorio circa 120-130 persone nuove, su 460 abitanti in tutto! tutti giovani con famiglia che hanno abbassato notevolmente l’età media dei residenti.”

“Abbiamo cercato di mantenere alta l’attenzione alle nuove famiglie, anche se a Coniolo non ci sono scuole, ma facendo parte dell’Unione dei comuni con Camino, Pontestura e Solonghello ci si è potuti avvalere delle strutture scolastiche presenti a Pontestura grazie a un flessibile servizio di scuolabus”. Ma Coniolo ha uno svantaggio rispetto a tutti gli altri comuni Monferrini: non dispone di un centro storico. Che fare?: “Ci si è detto che sarebbe stato interessante raccontare la storia di questo paese che non esiste più; da qui l’idea di realizzare un museo etnografico all’interno del quale si può capire com’era Coniolo 100 anni fa nel suo paese storico, poi, attraverso una serie di racconti che incuriosiscono il visitatore, si ha modo di capire la storia assolutamente unica e particolare del paese, che crollò per effetto di escavazioni non controllate da parte di un imprenditore non rispettoso delle regole e del territorio”. “Con questa iniziativa abbiamo creato una sorta di pensiero e di idea da trasmettere ai visitatori sulla necessità di mantenere sempre alta l’attenzione verso la natura, l’ambiente, il territorio ed il rispetto alle regole che sono indispensabili per una vita civile ed una economia sostenibile”.

“Il territorio è stato valorizzato sfruttando anche la sua posizione strategica creando un Belvedere vicino alla chiesa, che ha la particolarità di affacciarsi sulla pianura Padana verso nord, quindi sul vercellese principalmente, ma in realtà grazie alla ampia visuale dell’arco alpino che va oltre i 180° sono visibili le montagne dal massiccio della Cristalliera a ovest fino ad arrivare addirittura verso il Trentino, visibile quando le giornate sono nitide. Il belvedere è stato corredato di un diorama che consente all’osservatore di capire dove si trova rispetto alle località più importanti visibili”. Inoltre sempre con l’intento di valorizzazione il territorio aoltre al già citato l’easy rafting che unendo colline e fiume, affianca i percorsi che vengono utilizzati dai cicloturisti, siamo stati fra gli animatori dell’associazione - Il Cemento - che vuole evidenziare le radici storiche e industriali del territorio. E’ stato così realizzato un museo all’aperto attraverso un percorso che va dal Comune di Coniolo a quello di Ozzano lungo il quale si possono visitare tutte quelle che sono le preesistenze dell’epoca, oggi archeologia industriale, costituite dalle infrastrutture e dalle miniere presenti sulle nostre colline che furono realizzate per estrarre la Marna per il cemento”.

Chiediamo al sindaco Spinoglio quali prospettive vede o immagina possano esserci per il nostro territorio? Ci dice: “In anni di amministratore ho avuto modo di fare molte riflessioni in merito, non solo come amministratore ma anche come tecnico del territorio visto che svolgo l’attività di geometra. Mi son chiesto come mai da diversi anni è in atto nel territorio una crisi che ultimamente è diventata di carattere nazionale. L’idea che mi son fatto è che da noi si è acuita, rispetto ad altri territori, probabilmente perché noi siamo sostanzialmente finiti in una crisi di identità…” che così ci spiega: “fino alla fine dell’ottocento il nostro Monferrato come altri territori del Piemonte: astigiano, albese, e simili, erano sorretti da una vocazione prettamente agricola. L’opportunità creata dalla presenza della Marna nel sottosuolo delle nostre colline, ha cominciato a far nascere delle industrie del cemento, tant’è che Casale Monferrato, a noi vicina, è diventata la capitale del cemento e lo è stata per parecchi anni. Accanto a questa industria è nata poi una industria meccanica con relativo indotto”.

“E’ successo quindi che la maggior parte degli abitanti delle nostre colline negli anni ’30, ’40, ’50 hanno pensato che l’agricoltura poteva esser lasciata come seconda attività, assumendo come attività principale quella dell’operaio all’interno di queste industrie. Tutto ha funzionato bene sin tanto che le industrie hanno lavorato, garantendo la possibilità di una occupazione. In questi ultimi anni queste industrie, prima quella del cemento e ultimamente anche quella della meccanica hanno trovato soluzioni diverse. I cementifici dagli anni ’60 in poi per la nuova normativa sulla sicurezza del lavoro in miniera, hanno ritenuto non più conveniente scavare sotto le nostre colline e sono andati altrove, dove si poteva estrarre la materia prima con cave a cielo aperto e l’industria meccanica non ha retto la competizione con le industrie meccaniche di altre parti del mondo”.

“Così le persone che lavoravano in queste industrie e che avevano relegato l’attività agricola come secondo lavoro si sono trovate spiazzate non avendo sviluppato adeguatamente negli anni il settore agricolo”. Che fare quindi da adesso in poi? “Dovranno essere sviluppate attività caratterizzate da bassa presenza di mano d’opera. La globalizzazione alla quale stiamo assistendo e che era ineluttabile, ci mette in competizione con altri territori del mondo che producono le stesse cose che noi facciamo ad un decimo del costo. Quindi volendo continuare con attività fondate sulla intensa presenza di ma n o d o p e r a , saremmo perdenti. Ritengo che una economia locale vincente debba orientarsi verso attività legate al territorio: attività agro-industriali e agro-alimentari, attività che sappiano valorizzare quelli che sono i prodotti di questo territorio che tra l’altro sono prodotti d’eccellenza”.

“Se torniamo quindi all’esempio citato della nostra industria che ha fatto un grande investimento sul pannello di legno, diventa importante capire che a monte di questa industria dovrebbero svilupparsi una serie di attività agricole legate alla coltivazione del pioppo che con produzioni a km0 diventino convenienti sia per il produttore locale, che per ridurre i costi del trasporto e il relativo inquinamento. A monte dell’industria quindi si dovrebbe sviluppare un settore agro-forestale che coinvolga produttori, associazioni di categoria, istituzioni con tutti coloro che hanno interessi nel settore”. Non solo: “bisognerebbe trovare anche una soluzione per valorizzare a valle la possibilità di produrre prodotti finiti sul luogo, utilizzando questi semilavorati come l’I-pan. In tal senso sarebbero opportune una serie di iniziative di comunicazione, anche utilizzando le strutture scolastiche presenti nel territorio ed a Casale, che favoriscano la creazione di una filiera sostanzialmente nuova che potrebbe creare un indotto assai interessante”.

“Nel settore agro-alimentare bisogna guardare agli esempi validi che già ci sono sul territorio; penso alle industrie che già trasformano in maniera conveniente ciò che viene coltivato sulle nostre colline. Il riferimento è alle distillerie assai importanti e soprattutto già attive da tempo ed alle piccole aziende, anche familiari, che hanno iniziato a trasformare i prodotti della terra per dargli un valore aggiunto attraverso lavorazione, confezionamento, etichettatura, valorizzando così anche l’immagine e il territorio di produzione, per esser inviati in tutte le parti del mondo”. Ancora: “Esiste poi un altro filone nel campo della valorizzazione agroalimentare in cui è presente una azienda che occupa più di 150 addetti di Borgo San Martino che ora si è spostata a Casale: non fa altro che selezionare, confezionare produrre cibi più o meno pronti, per poterli mandare nei supermercati di tutta Italia”. Ma non basta: “Sono attività che devono camminare di pari passo con quello che è lo sviluppo turistico del nostro territorio.

Se si mandando in giro per il mondo dei prodotti di ottima qualità dobbiamo anche comunicare: - guardate che questi prodotti sono prodotti nel Monferrato e quindi vi invitiamo non solo a consumarli a casa vostra, ma anche a venire a visitare i luoghi di coltivazione e produzione, così capirete dove e come questi prodotti vengono coltivati e confezionati –. Si può così rinforzare un altro indotto che è quello del turismo che non sarà mai quello di massa, per capirci simile a quello delle riviere marine, ma sarà sicuramente un turismo di nicchia, di persone che vanno alla ricerca di territori incontaminati, con prodotti di qualità, ambienti particolarmente curati e possibilmente a costi contenuti”. “Così le persone che visitano i nostri paesi anche per pochi giorni possono godere di quelle che sono le offerte le attrazioni di carattere sportivo, culturale, enogastronomico e magari quando tornano a casa si portano la confezione di vino o di marmellate o altro ancora”. “E’ l’unica direzione possibile fin tanto che i sistemi di produzione mondiali organizzati sui bassi costi della manodopera non cambieranno, ma ci vorrà probabilmente molto tempo”.

Il sindaco è però ottimista perché, guardando la storia dei Piemontesi e dei Monferrini ricorda che sino dalla fine dell’800, cita gli esempi presenti all’expo mondiale che si tenne a Torino nel 1911, sa che “toccando le leve giuste presenti nei geni delle nostre genti si riuscirà a trovare il filone della fantasie e dell’inventiva che serve spesso solo per aprire gli occhi e farci vedere le cose che stanno davanti a noi ma che non siamo più abituati a vedere”. Infine una critica “Uno dei limiti del nostro territorio è la mancanza di una regia: la provincia è sempre stata un tavolo un po’ lontano, dove il Monferrato Casalese vale sì e no il 20% di tutto il territorio e pur avendo un ruolo, non è mai stato incisivo. Casale ha pagato lo scotto di essere stata, storicamente fino all’Unità, la seconda città del Piemonte e poi, nel momento in cui si è deciso che l’interesse militare non era più preminente, Casale pur importante come città industriale, dal punto di vista politico ha continuato a perdere valore.

Fino a qualche anno fa, in assenza dei problemi indotti dalla crisi generale, Casale da sola era il punto di riferimento del territorio: perché c’era il tribunale, la Diocesi, perché aveva questo retaggio storico che portava tutti verso il mercato di Casale a fare gli affari e quindi la città riusciva anche a costituire questo momento aggregativo dal punto di vista politico. Oggi la città ha dei problemi che rendono difficile assumere il ruolo di guida per il territorio. Questo ruolo va comunque in qualche modo svolto ed è quindi assolutamente indispensabile che ci sia un tavolo di regia di queste comunità.

Non solo dei comuni ma delle stesse Unioni dei Comuni che si sono formate alla luce della nuova normativa. Paradossalmente se andranno, come sembra, a scomparire le province, bisogna capire se questo non sia una condizione da prendere al volo, proprio perché un tavolo di regia di un territorio più piccolo rispetto alla provincia, potrebbe paradossalmente far riprendere quota ai nostri territori per diventare soggetto di riferimento e di confronto rispetto alla Regione; un Comune da solo o anche una Unione da sola non avrebbero molta voce in capitolo”. Dopo questa panoramica ad ampio raggio sulle questioni sociali chiediamo quale sarà il futuro del sindaco Spinoglio alla scadenza del secondo e ultimo mandato amministrativo. Ci risponde che “è stato estremamente contento di aver avuto l’opportunità di fare una esperienza notevolissima e certamente per lui di grande arricchimento, facendo l’amministratore tutti questi anni ed anche dedicandosi alle questioni ambientali per 5 anni come presidente del Consorzio per la raccolta dei rifiuti. Le cose utili sono state seminate, grazie anche all’aiuto dei collaboratori; si è divertito ed anche stancato parecchio distogliendo tempo alla famiglia che adesso lo reclama”. Ma ci confessa che “In verità sono impegnato su parecchi altri settori, anche nella sua categoria professionale essendo rappresentante dei geometri del Piemonte in una commissione legislativa a Roma che dovrebbe disegnare il futuro della categoria e che richiede notevole impegno”.

L’impegno continua quindi anche se per altre strade. In verità chi è abituato a dedicare tempo nelle attività sociali, sa benissimo che quell’impegno diventa una specie di vizio che difficilmente si perde. Anche noi di G&d, nel nostro piccolo, questo vizio ce lo portiamo dietro da una vita, ma ci piace così…

Andamento demografico di Coniolo